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mercoledì
giu012016

CONTRO. Considerazioni di un antipolitico

di Alessio Mannino

2011: un anno di reazioni

vergate in punta di penna

Introduzione 

Nessuno contro il Nulla 

A che serve avere trent’anni, se non si dice no? Chi scrive è un comune occidentale che fin dall’infanzia, come tutti, ha subìto una scientifica, inarrestabile, degradante disumanizzazione. Troppi oggetti, troppe facilità, troppe immagini, troppa tecnologia, troppa plastica. Troppe paure. Noi, nati nell’ultimo scorcio di secolo, siamo meno umani dei nostri padri. Ed è tutto dire, perché già loro sono stati devitalizzati dal riflusso del boom anni ’50-‘70, e bisogna risalire ai nostri nonni per avere il ricordo di una generazione ancora protagonista, sognatrice, combattiva. Viva. Senza troppe futilità intorno e dentro la testa, e quindi più coraggiosa e generosa. Più vitale. 

Oggi la Storia è ferma. Occhio: non è finita, come qualche ideologo a libro paga va predicando da vent’anni. È congelata. Bloccata. Sbatte in una campana di vetro. Non va avanti né indietro. Il passato non conta nulla, al di fuori delle strumentali e retoriche riesumazioni di rito. Il futuro, evocato a ogni piè sospinto come promessa di maggior benessere, è stato abolito: vietato anche solo immaginarne uno che non sia uguale al sistema di vita attuale. Esiste soltanto un ripetitivo, autistico, pietrificato presente. Guai a chi osa mettere in dubbio la bontà dell’orgoglioso mondo nuovo, che in realtà è ormai vecchio di settant’anni. Parlo dell’ordine totalitario uscito dall’ultima guerra mondiale. 

Proprio così: totalitario. Siamo i volonterosi sudditi di una dittatura che non opprime né reprime più con la galera o il campo di concentramento, ma che controlla le nostre menti privandoci dell’anima. Siamo prodotti a cui vendere altri prodotti, vittime e conniventi di una società che ha messo al centro, come unico criterio totalizzante e incontestabile, l’Economia. Gli ideali? Formule vuote perché al dunque devono sempre cedere al ricatto della crescita economica, e mai il contrario. I valori hanno un prezzo come in Borsa, oracolo dei nostri tempi – con le banche chiese moderne e i finanzieri sacerdoti del dio denaro. 

I sogni: liquidati come utopie stravaganti, e quando se ne parla è perché la macchina globale del marketing li preconfeziona in disgustosi quadretti pubblicitari (il “sogno americano”, nient’altro che lo slogan dell’azienda Stati Uniti che così acquisisce manodopera, clienti e fedeli). L’immaginario è colonizzato dai totem presuntuosamente considerati eterni: democrazia, mercato, sviluppo, Occidente. Criticarli, mostrandone le storture e gli inganni, è tabù. Se lo fai, sei tacciato di volta in volta di essere reazionario, rivoluzionario, utopista, estremista, apocalittico, matto o sfigato. E perciò sei fuori, un paria, una zecca, non hai diritto di farti ascoltare, non meriti considerazione, non sei nessuno. 

È vero: io, come tanti giovani, stanchi di questo modo di vivere, precarizzati, emarginati, confinati, oscurati, sono un nessuno. Sono uno come tanti che arranca fra precarietà, disoccupazione e un po’ di giornalismo, la mia passione. Ma molti signor nessuno possono diventare qualcuno, se riconquistano la facoltà che rende l’uomo un uomo: dire no, come dicevo all’inizio. Questo libro è un grande no. È una dichiarazione di guerra al mio tempo - e anche a me stesso, inteso come figlio di quest’epoca. Una guerra contro la mia parte vile, pigra, debole e complice del mio carnefice: la paura di cambiare. Di qui la precarietà esistenziale, oltre che lavorativa. 

Ma ogni no racchiude un sì, e il mio sì va al grande assente della mia generazione: il pericolo. Per misurare le possibilità che ha in corpo, ciascun uomo ha sempre avuto bisogno di misurare la propria forza, di affrontare una prova, un rischio, una sfida. Invece, a noi smidollati del Duemila, hanno insegnato che la vita è una routine servile, che appena si può la fatica va scansata, che non bisogna farsi male, che tutto s’aggiusta col dialogo, che è meglio stare alla larga dai guai. Siamo venuti su paurosi, aridi, vigliacchi. Io non voglio vivere da vigliacco. Voglio la lotta, e con un senso. Questo diario del 2011, volendo anticiparvene il succo, è la cronaca di un giovane e della sua generazione, quella dei precari dentro: con una testa pensante, e con la voglia di usarla. Contro il Nulla imperante.

Sommario


Introduzione

Nessuno contro il Nulla

Premessa 

Antimodernismo: Fini, Nietzsche, Aristotele

Un mondo che crolla

Pensiero dell’avvenire

Il manifesto dell’antimodernità

La salvezza nel mito

Italia e Europa

Neo-Umanesimo

Comunità

Bene comune

Libertari, non liberali 

GENNAIO

6 gennaio - Il sacrificio di Mohamed

7 gennaio - Riflessioni sulla violenza

8 gennaio - Onore a un vero soldato

10 gennaio - Marchionnismo, un male necessario

16 gennaio - Lavoratori, cioè schiavi

27 gennaio - Olocausto, Israele rinnega sé stesso

FEBBRAIO 

1 febbraio - Elezioni, la truffa della democrazia

2 febbraio - La rivoluzione incerta di piazza Tahrir

8 febbraio - Zingari, il buonismo è razzista

28 febbraio - Giovani d’oggi: web-segaioli

MARZO 

10 marzo - Tremonti: la verità ti fa male, vero?

17 marzo - Io non festeggio questa Italia

28 marzo - Pacifismo, malattia senile della civiltà

APRILE 

7 aprile - Democrazia liberale? Liberticida

8 aprile - Cesarismo finanziario

11 marzo - Velo islamico, un falso problema

25 aprile - Festa della Liberazione, farsa necrofila

26 aprile - Uscire dal Novecento

MAGGIO 

1 maggio - Abbasso il lavoro!

2 maggio - Il fantasma Osama e l’imperialista Obama

6 maggio - Lo sciopero: o è politico o è inutile

15 maggio - Repubblica libertaria di Puerta del Sol

25 maggio - Bamboccismo

GIUGNO 

13 giugno - Referendum, l’idea di Bene Comune

25 giugno - Ricoverate Veronesi

30 giugno - L’ira del mansueto

LUGLIO 

6 luglio - Dal Molin, storia di una sconfitta

15 luglio - Obama, il Bush nero

AGOSTO 

1 agosto - Alberoni contro il rock’n’roll

5 agosto - Moderati, vi odio

18 agosto - La nuova questione cattolica

20 agosto - I “mercati” e il Quinto Stato

30 agosto - Spietati con i poveracci

SETTEMBRE 

13 settembre - L’anonima sequestri finanziaria

14 settembre - Siamo tutti islandesi

15 settembre - Il feticcio dell’euro

18 settembre - Grillo, fai il salto!

25 settembre - Latouche più radicale di Marx

OTTOBRE 

1 ottobre - America, patria dell’arbitrio legalizzato

9 ottobre - Lega Nord, un’occasione perduta

14 ottobre - Occupy the world

15 ottobre - Indignados e bandidos

18 ottobre - Libia, l’odore schifoso del petrolio

27 ottobre - In difesa dell’Iran

29 ottobre - Io, se afghano, starei col Mullah

31 ottobre - Renzi, il niente che avanza

NOVEMBRE 

3 novembre - Il male greco

6 novembre - L’alluvione interiore

17 novembre - Monti e la questione del Potere

29 novembre - Monicelli e la nobiltà del suicidio

29 novembre - Il vero no-global

30 novembre - Europa, comunità di popoli

DICEMBRE 

4 dicembre - Islam e modernità

8 dicembre - A Silvio

20 dicembre - Bomba a orologeria

30 dicembre - Il nemico e la visione futura

31 dicembre - Tornare alle terra

 

170 pp


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