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Entries in Nsa (44)

martedì
giu282016

Un mondo di spioni

di Filippo Ghira

Echelon, telefonate, email. E le centrali segrete che ci ascoltano

Introduzione

Siamo tutti spiati. Ne avevamo il sospetto all'inizio degli anni novanta quando incominciammo ad utilizzare il nostro computer per navigare su Internet e quando chiamavamo con il telefonino di prima generazione amici e altre persone per motivi di lavoro o di affari. Strumenti che ci apparivano come magici in quanto ci aprivano le porte di un universo allora sconosciuto. Un sospetto alimentato dalla considerazione che una tecnologia del genere, che era stata messa a nostra disposizione, non fosse sotto il nostro controllo ma semmai sotto quello dei suoi produttori. Oggi il progresso tecnico ci ha messo a disposizione strumenti ancora più perfezionati e sofisticati grazie ai quali abbiamo l'impressione che niente sia più inaccessibile. Ma, parallela a questa libertà, cresce anche la consapevolezza che i nostri contatti, le nostre ricerche, le nostre telefonate, insomma tutto quello che ci interessa, i nostri gusti, i nostri acquisti fatti on line, vengano condivisi contro la nostra volontà da una struttura organizzata su scala globale che conosce in tempo reale cosa stiamo facendo. Una struttura composta da numerosi soggetti che si scambiano informazioni su di noi.

 

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venerdì
giu262015

Nsa, Usa & Co.: Amici e spioni

Gli Stati Uniti che spiano la Francia. Sono cose che tra alleati non si fanno. Meglio sarebbe dire tra l'imperatore e i suoi vassalli ma il fatto, o meglio la sua rivelazione all'opinione pubblica, non è andato giù a Francois Hollande che se ne è lamentato con Barack Obama. 

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venerdì
nov212014

Ma guarda. Niente “Freedom Act”, negli USA

Imprevisto? Non proprio. Incidente di percorso? Neanche un po’. Il fatto che il Senato USA abbia affondato la riforma della National Security Agency promossa da Obama, raggiungendo solo 58 dei 60 voti necessari all’approvazione, può sorprendere solo chi si fermi alla superficie delle cose. Ovvero ai singoli episodi, o tutt’al più alle singole vicende, della politica statunitense.

La questione, nel caso specifico, è sotto i riflettori da oltre un anno e qui in Italia è stata ribattezzata “Datagate”. È la questione, sollevata dalle rivelazioni di Edward Snowden, degli esorbitanti controlli effettuati dall’intelligence USA sulle comunicazioni telefoniche e informatiche, sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali. I quotidiani The Guardian e Washington Post ne hanno ricavato un Pulitzer ex aequo per le loro inchieste, nella sezione “Public Service”. Snowden ha dovuto rifugiarsi in Russia, con un permesso di asilo temporaneo che nell’agosto scorso è stato rinnovato per tre anni, dopo una fuga rocambolesca che lo aveva portato dapprima a Hong Kong e poi a rimanere bloccato nella zona di transito dell’aeroporto internazionale di Mosca.

Quanto ai veri responsabili – degli abusi, anziché della loro denuncia – il problema è stato quello di trovare delle contromosse. Da un lato per contenere i danni di immagine, nell’ambito della consueta pantomima democratica in cui i governi occidentali sono chiamati, di tanto in tanto, a rendere conto alla cosiddetta opinione pubblica delle loro losche manovre attuate dietro le quinte. Dall’altro per poter continuare imperterriti a svolgere più o meno le medesime attività di spionaggio di cui si sono avvalsi, nella loro ricerca parossistica, e cinica, del maggior numero possibile di informazioni riservate. Informazioni che vanno enormemente al di là di una ragionevole prevenzione delle azioni illegali avviate da chicchessia contro gli interessi USA, per espandere invece a dismisura il principio di difesa preventiva e trasformarlo nell’architrave, e nell’alibi, di un monitoraggio su vastissima scala che travolge il concetto di privacy e spiana la strada all’elaborazione di ogni sorta di dossier. E ai relativi ricatti.

Che non vi sia alcuna autentica volontà di ravvedimento lo attestano, del resto, le retoriche e altisonanti denominazioni che vengono attribuite di volta in volta alle normative che disciplinano il settore. All’origine del dilagare dei controlli governativi ci fu il famigerato Patriot Act del 26 ottobre 2001, sfornato a tempi di record dall’Amministrazione Bush in nome della eccezionale emergenza connessa agli attentati dell’Undici settembre e mai più abrogato. A prometterne una revisione è sopravvenuto questo Freedom Act che non ha ottenuto il via libera dal Senato Usa.

Da una parte il richiamo alla Patria. Dall’altra quello alla Libertà. In entrambi i casi due elementi cruciali della mitologia USA. La democrazia si proclama sempre e a gran voce. La tirannia si esercita solo occasionalmente e comunque a fin di bene.

Il rischio, per non dire la certezza, è che paradossalmente i grandi scandali  servano a evitare di mettere sotto accusa il sistema nel suo complesso. Si discute dei singoli vizi e intanto, però, si continua a dare per scontato che siano soltanto delle patologie limitate che si sviluppano, ahimè, in un organismo che è e che rimane fondamentalmente sano.  

Si disquisisce delle zone d’ombra, e lì ci si ferma. Come se non ci fosse alcun bisogno, nemmeno dopo tutto ciò di cui gli USA si sono macchiati in passato, di ampliare il discorso. Come se quello che c’è intorno ai buchi neri delle agenzie di intelligence, più o meno segrete, più o meno scorrette, fosse un’immensa distesa di luce calda e rassicurante e benefica.  

Federico Zamboni
lunedì
nov112013

La NSA e il declino della superpotenza USA

Il cardine di un impero e' il collegamento fra due élite, una nel centro imperiale e l’altra in periferia. Ci sono alleanze simmetriche, ma non con una superpotenza al centro.

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giovedì
nov072013

NSA è dentro Google e Yahoo!

Conferme sulle intercettazioni sul traffico nelle reti dei giganti Web. Snowden intanto rilascia nuove rivelazioni sotto lo sguardo vigile dei russi.

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mercoledì
nov062013

ISRAELE E LA NSA SOCI NEL CRIMINE

DI JUSTIN RAIMONDO
antiwar.com

Alcuni documenti suggeriscono che ci sia Israele dietro i tentativi di intercettare la Francia – ma gli USA si prendono la colpa

Non è stato il governo degli USA a intercettare le comunicazioni dell’'ex presidente francese Nicolas Sarkozy (1), secondo i documenti top secret scoperti da Edward Snowden e pubblicati da Le Monde – sono stati gli israeliani (2).

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lunedì
nov042013

Datagate: ipocrisia europea ed egemonia USA

Washington ha costruito una rete di vincoli tale da costituire ormai una sorta di "Stato permanente" entro i singoli Stati nazionali europei. [G. Colonna]

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lunedì
nov042013

Ambasciate USA: 34 anni prima di Snowden

Anche i media occidentali definiscono ormai le ambasciate USA "covi di spie", ma a Teheran lo si disse – agendo – per segnare la Rivoluzione, ai tempi di Khomeini.

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giovedì
ott312013

Come la Nsa infiltra Google e Yahoo! per spiare gli utenti. Ma l'agenzia Usa nega

Datagate: più emergono notizie compromettenti per la Nsa, più l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale Americana si chiude a riccio. Il Washington Post…

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mercoledì
ott302013

Megaspionaggio USA: fronte ribelle all'ONU

Dilma Rousseff non e' rimasta con le mani in mano. Il Brasile con altri Stati prepara una risoluzione per l’Assemblea generale ONU, sulla riservatezza in Rete.

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lunedì
ott282013

Datagate, spiate anche telefonate Italia

Nsa interrompe programma spionaggio su 35 leader mondiali

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lunedì
ott282013

Spie, spioni e sudditi

venerdì
ott252013

Datagate. Un altro “peccatuccio veniale” per la superpotenza USA

Lo si sarebbe dovuto fare da chissà quanto tempo, e invece no. Lo si dovrebbe fare almeno adesso, di fronte a questo concentrato di ipocrisia e di arroganza che va sotto il nome di Datagate. E invece no, figurarsi.

Ancora una volta, le reazioni “sdegnate” nei confronti di Washington dureranno lo stretto indispensabile, per poi essere riassorbite nel copione consueto. Nel copione obbligato. Quello che si sdoppia continuamente tra ciò che accade davvero, nel segno del massimo cinismo, e ciò che si sostiene di voler comunque conseguire, all’insegna delle migliori intenzioni. Quello che sul piano pratico lega l’intero Occidente atlantista col medesimo filo verde del denaro, della finanza, del dollaro USA, ma che in astratto non smette di sbandierare i valori “universali” della libertà, sia politica che economica, pescando a piene mani nel suo collaudatissimo kit/repertorio/arsenale di motivazioni altisonanti. E puntando ad acquisire un alibi onnicomprensivo e permanente, necessario a far sì che il giudizio d’insieme rimanga sempre in sospeso o che addirittura sia cristallizzato, per quanto gravi possano essere gli avvenimenti che si susseguono, in un’assoluzione a priori, che tutto giustifica e tutto scusa.

Un trucco smaccato, ma purtroppo efficace. Dando per accertato e indiscutibile che gli Stati Uniti d’America siano “il Bene” che si contrappone al “Male” – sia del passato (fascismo, nazismo e comunismo) che del presente (integralismo islamico anti USA e socialismo bolivariano: ma l’elenco è, per definizione, aperto) – qualsiasi aspetto negativo viene derubricato automaticamente a incidente di percorso. O, ma proprio al massimo, a effetto collaterale di un meccanismo/progetto che complessivamente rimane larghissimamente positivo. Come si dice, «il migliore dei mondi possibili». E pazienza se si tratta, come potrebbe annotare un qualsiasi studentello di logica, di una petizione di principio: poiché l’assunto è che altri “mondi” non siano possibili, il modello liberista appare giocoforza “il migliore” all’interno del mondo odierno. Che è appunto plasmato, guarda caso, sui dettami e sui parametri del liberismo.

Fissato il criterio fondamentale, le applicazioni particolari diventano infinite. Quand’anche non vi sia la chance di appellarsi a un sedicente stato di necessità, come per le bombe atomiche sul Giappone e per qualsiasi altra azione bellica nell’ambito delle guerre preventive/umanitarie/inevitabili, ci si può sempre rifugiare nella categoria degli sbagli, involontari o tutt’al più colposi. Mentre gli stessi abusi, laddove risultino innegabili, vengono addebitati non già ai vizi intrinseci del sistema, accettando almeno l’ipotesi che vi sia una relazione di causa ed effetto tra certe premesse e certi esiti, bensì alla cattiva condotta di specifici individui o gruppi di persone.

La stessa dinamica, appunto, che si sta sviluppando rispetto al Datagate: nonostante la vicenda coinvolga i vertici del governo statunitense, a cominciare dal presidente Obama, non la si ritiene affatto una dimostrazione palese del modo in cui gli USA concepiscono sé stessi e i loro rapporti con le altre nazioni, quand’anche “alleate”. Neanche per idea: l’accusa che si formula è quella della scorrettezza, più o meno grave ma tutto sommato perdonabile. Una sorta di sgarberia occasionale tra soci del medesimo club, che sarebbe stato meglio evitare (e mi raccomando, Barack-my-friend, non riprovarci di nuovo che un po’ li irriti e un po’, anzi soprattutto, li metti in imbarazzo con i rispettivi connazionali) ma che potrà essere dimenticata con un mazzetto di scuse e con l’impegno di comportarsi meglio in futuro.  

Come ha sintetizzato efficacemente ieri Alessia Lai, «piccole spiate tra amici». E dunque nulla, proprio nulla, che debba portare a concludere in via definitiva, e con una condanna senza appello, il processo a carico degli USA. Anche perché, in effetti, da parte dei fantocci che governano gli Stati dell’Unione Europea quel processo non si è mai avuto il coraggio di cominciare a istruirlo.

Federico Zamboni
venerdì
ott252013

Brasile. Roussef: norme internazionali a tutela delle comunicazioni

Arriva dall’America Latina l’appello a opporsi a livello globale alla violazione della rete internet e delle comunicazioni. Giovedì la presidenta del Brasile, Dilma Rousseff, nel corso di una intervista a una emittente locale ha definito inammissibili le attività di spionaggio portate avanti dal governo Usa in vari paesi del mondo. Per questa ragione ha proposto la creazione di un quadro regolatore internazionale per la protezione dei dati in internet ribadendo la necessità di adottare misure per affrontare e evitare la continuazione di questa pratica posta in essere da Washington a attraverso la Nsa, e assicurando nello stesso tempo che nessun paese democratico ammetterebbe che si intaccasse la sovranità della sua popolazione. Ha poi aggiunto che la creazione di un quadro civile internazionale per proteggere internet non attenterebbe alla libertà d’espressione, ma servirebbe a stabilire criteri per garantire la sicurezza dei dati nel cyberspazio. Dilma ha aggiunto che il pretesto avanzato dalla Casa Bianca per poter spiare l e comunicazioni planetarie, cioè che le intercettazioni svengono fatte per combattere il terrorismo, non funziona con il caso del Brasile né con la violazione delle telefonate fatte dal cellulare personale di Angela Merkel.

giovedì
ott242013

Datagate: Schulz, stop su libero scambio

Sospendere negoziati, criteri da rispettare

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giovedì
ott242013

L'ira della Merkel, spiata per anni dagli Usa?

Attenzione, l'amico ti ascolta. Dagli ultimi sviluppi dell'Nsagate pare che anche il telefono di Angela Merkel sia stato lungamente sotto…

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martedì
ott222013

Datagate, dopo Le Monde il voto al Parlamento Ue su tutela dati personali

Lo scandalo delle intercettazioni di milioni di conversazioni di semplici cittadini è stato al centro della colazione di lavoro tra John Kerry e il…

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lunedì
ott212013

Anche Parigi spiata dalla Nsa. Ma non a sua insaputa

Edward Snowden continua a centellinare rivelazioni sulle pratiche dell’Nsa, la National Security Agency statunitense. L’ex analista della struttura di spionaggio, noto per averne spiattellato la “pervasività” planetaria ed essere entrato per questo nella lista nera di Washington, ha parlato ancora. La scorsa settimana, attraverso il giornale tedesco Der Spiegel, Snowden ha rivelato che la Nsa ha sistematicamente spiato per anni il governo messicano, comprese le e-mail del presidente attuale Enrique Peña Nieto, e del suo predecessore Felipe Calderon.

E ancora ha rivelato, attraverso Le Monde, un altro spionaggio, e sempre ai danni di “amici”. Il giornalista (ex del Guardian) Glenn Greenwald ha co-firmato col collega di Le Monde Jacques Follorou un articolo nel quale ha riportato le ultime rivelazioni dell’ex analista, e cioè che tra il 10 dicembre 2012 e l'8 gennaio 2013 la Nsa avrebbe intercettato circa 70 milioni di telefonate di cittadini francesi, per una media di 3 milioni di dati raccolti ogni giorno. Parigi ha reagito con stizza: «Queste rivelazioni sono scioccanti e richiederanno delle spiegazioni precise dalle autorità americane nelle prossime ore», ha commentato il ministro degli interni francese Manuel Valls.

Ma non è la rivelazione in sé che pare avere infastidito i francesi, se è vero il commento che si legge nell’articolo apparso su Le Monde, e cioè che le autorità sapevano: «Il futuro spiegherà forse, un giorno, perché Parigi è rimasta così discreta, rispetto a Berlino o Rio, dopo le rivelazioni sui programmi di spionaggio elettronico americano nel mondo. Perché la Francia è stata altrettanto coinvolta e dispone oggi di prove tangibili del fatto che i suoi interessi sono quotidianamente presi di mira», affermano Greenwald e Follorou. Per spiegarsi tale “distrazione” basta ricordare il blocco del sorvolo aereo da parte dell’aereo presidenziale boliviano, nel luglio scorso, sospettato di ospitare proprio Snowden in fuga dalla Russia.

Proprio la Francia (con Italia, Spagna e Portogallo) aveva negato il sorvolo del velivolo con a bordo il presidente Evo Morales, evidentemente su richiesta statunitense. Tanto pronti a esaudire le richieste degli “amici” d’oltreoceano quanto a tenere certe magagne sotto il tappeto. Anche a scapito della stessa popolazione francese.

(a.l.)

lunedì
ott142013

Spionaggio in rete. Controffensiva brasiliana. 

Lo spionaggio statunitense ai danni del Brasile scoperto grazie ai documenti classificati resi noti nella scorsa estate dal’ex analista dell’Nsa, Edward Snowden, ha profondamente irritato la presidenta Roussef, che di fronte alle spiegazioni “insufficienti” ottenute da Washington ha cancellato la visita negli Usa prevista per il 23 ottobre. Ma la controffensiva brasiliana non si fermata alle dimostrazioni di disappunto. Venerdì scorso la presidenza ha annunciato la decisione del suo governo di convocare per il 2014 un Conferenza Internazionale sulla Sicure «Sono determinata affinché il Serpro (Servicio Federal de Procesamiento de Datos) impianti un sistema di posta elettronica sicuro in tutto il governo federale». La mandataria ha quindi spiegato che questa è la prima misura per ampliare la riservatezza e la inviolabilità dei messaggi ufficiali e che «è necessaria più sicurezza nel messaggi per prevenire possibili spionaggi». Dal canto suo il ministro delle Comunicazioni, Paulo Bernardo, ha dichiarato che il governo ha allo studio un servizio pubblico e gratuito di posta elettronica attraverso le Poste Nazionali e che sarà anche codificato per aumentarne la sicurezza, confermando le anticipazioni dei primi di settembre quando si era pensato di dare vita a un sistema nazionale di posta elettronica per competere con imprese come Gmail e rendere più sicure la comunicazioni ufficiali di fronte allo spionaggio su internet da parte degli Usa.

martedì
ott082013

Brasile. Dilma accusa il Canada: “Anche voi ci avete spiati”

Non solo gli Usa. Pare che anche il Canada abbia spiato Brasilia. Lunedì la presidenta brasiliana, Dilma Rousseff, ha usato il suo account Twitter (@dilmabr) per chiedere al Canada di spiegare in quale modo ha ottenuto illegalmente informazioni segrete sul ministero brasiliano delle Miniere e dell’Energia. Difatti un nuovo documento sottratto alla Nsa da Edward Snowden e diffuso dai media brasiliani svela che agenti canadesi avrebbero sottratto dati dalla struttura del ministero e dal suo sistema di comunicazione interno, intercettato telefonate e posta elettronica e ottenuto informazioni classificate. E anche stavolta, nonostante sia stato il Canada a essere beccato con le mani nella marmellata, pare che ci sia lo zampino nordamericano. Secondo le rivelazioni, infatti, i dati ottenuti dalle barbe finte canadesi sono stati messi a disposizione dei colleghi statunitensi (e britannici) nel giugno del 2012. A rivelarlo il giornalista Glenn Greenwald che, sempre in contatto con Snowden, già in precedenza ha reso note le azioni di spionaggio della Nsa (National Security Agency) statunitense, rivelazioni che hanno provocato una crisi diplomatica fra Brasile e Usa e l’annullamento della prevista (per il 23 ottobre) visita di Stato della Rousseff a Washington. Grazie alle rivelazioni di Snowden nel luglio scorso il Brasile ha scoperto di essere stato parte di una rete di 16 basi di spionaggio dei servizi segreti Usa che hanno intercettato milioni di telefonate e di messaggi di posta elettronica. Di questa rete facevano parte anche Ecuador, Argentina, Venezuela, Colombia, Bolivia, Egitto, India, Iran, Turchia, Cina, Russia, Francia e Messico tra gli altri.