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mercoledì
lug132016

A "conti fatti" chi è il barbone?

di Giampaolo Gentili
500 euro al mese.
Voce per voce, economica e non, quanto costa un certo tipo di libertà. Rispetto a quanto costa, invece, rimanere “a terra”.
Agosto 2008, sbarchiamo gli amici a Bonifacio quasi all'alba. Loro devono prendere il primo traghetto per l'Italia noi proseguire verso la Sardegna.
L'aria è mite, piacevolmente fresca quando l'estate torrida ti ammorsa già dopo le 10 del mattino.
Dalla nostra abbiamo il vantaggio che c'è vento, come quasi sempre nelle Bocche (chi va per mare non nomina mai le Bocche di Bonifacio per intero ma scaramanticamente Bocche!), e questo ci renderà il viaggio privo di particolare canicola.
La meta le isole della Maddalena.
Appena usciti dal suggestivo fiordo di Bonifacio il mare che intravediamo all'orizzonte presenta qualche chiazza bianca, le onde; ma non sono violente, tutto è molto gestibile e l'andatura al lasco garantisce una superba navigazione.
Siamo partiti a fine luglio per questa che è la prima esperienza velica da quando abbiamo acquistato Yakamoz, vendendo tutto e rimettendoci alla nuova sorte.

 

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martedì
mar172009

Vivere in modo diverso. Si può?

L'International Herald Tribune del 12 marzo riporta la storia di una famiglia costretta a vivere in un motel, dalle parti di Denver. E ovviamente la storia ha carattere paradigmatico di una situazione più diffusa e in ulteriore crescita. 

Brevemente: uno dei due coniugi ha perso il lavoro e dunque la casa. E la famiglia, con quattro figli, si trova in una situazione molto vicina a quella degli homeless veri e propri. Contando su un solo stipendio il massimo che possono permettersi è di vivere in una camera di motel, facendo rotazione per l'utilizzo dei letti. I particolari sono molto tristi. E non sono peraltro il punto centrale della nostra riflessione. 

La cosa più importante è relativa al grado di stabilità, e dunque sicurezza nel futuro, del nostro sistema di sviluppo. Beninteso, negli Stati Uniti, proprio alla base, c'è una vita fondata sul debito e sulla scommessa monetaria. Risparmi, pensioni e assicurazioni sono del tutto basati sulla crescita infinita. Facile capire che siano i primi a pagare le conseguenze, e in questi modi, dell'erroneità del sistema stesso arrivato oggi alle sue fasi terminali.

Eppure la riflessione più utile oggi è chiedersi cosa è, dal punto di vista materiale e spirituale, a essere in grado di non rappresentare un pensiero ansioso per il nostro futuro. Facendo un rapido screening della propria vita.

Il discorso è molto semplice. Da una parte c'è chi crede ancora che il sistema, in tal modo, oppure in forme differenti ma con gli stessi principi di base, possa salvarsi. L'economia riprendere, in qualche modo, e dopo un periodo di incertezze ricominciare a vivere (o a sopravvivere) grossomodo come lo si è fatto negli ultimi decenni. Dall'altra parte c'è invece chi ha messo a fuoco il fatto che è il sistema a essere sbagliato, e non solo le sue regole. E che ciò che sta accadendo era inevitabile ed è, soprattutto, irreversibile. E pertanto - logica vuole - inizia a pensare al "dopo". A un modo di vita diverso. 

Questi ultimi vivono dunque il momento attuale come un processo prevedibile e non reversibile, sanno che non potrà che peggiorare e, se hanno la capacità di seguire la propria logica, dovrebbero iniziare a domandarsi cosa fare dopo.

Ora, la domanda da porsi personalmente è: come sopravvivere? Salvando cosa? 

Se si perdesse il lavoro oggi, cosa si potrebbe fare (e cosa si potrebbe eliminare)? Riusciamo a immaginarci in un mondo differente? Cosa faremmo? 

Beninteso, le domande non sono retoriche. Si tratta di anticipare, se possibile, una strategia. Per non farsi cogliere impreparati, almeno concettualmente. E ipotizzare delle azioni vere e proprie, anche radicali, per attraversare il guado verso un nuovo modo di stare al mondo.

Brutalmente: chi è convinto che lo stato delle cose non può che peggiorare, ha iniziato a ipotizzare un modo diverso per vivere?

Liano Castelli