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Entries in TTIP (8)

mercoledì
mag182016

Scacco matto al TTIP

di Valerio Lo Monaco

Siamo ancora in tempo 

per bloccare il mostro

Che vuole cambiare la nostra civiltà

Perché

Il “Trattato transatlantico per il commercio e per gli investimenti” Usa-Europa che potrebbe entrare in vigore entro pochi mesi rappresenta il più grande cambiamento politico, economico e sociale del nuovo millennio. Rappresenterebbe, come vedremo, veramente un passaggio storico. Al momento non è presumibile alcuna possibilità che questo non possa accadere. Anche se nulla è certo. L’ultima manifestazione di protesta, indetta per il 7 maggio 2016, occorre pure ammetterlo, è stata praticamente un insuccesso completo. Lo è stata dal punto di vista numerico, ovvero delle persone, delle sigle e dei partiti che vi hanno preso parte, e lo è stata dal punto di vista mediatico. I pochissimi servizi passati sulle reti della televisione italiana, cioè sull’unico media in grado di poter dare un risalto di massa alla cosa, sono stati modesti sino all’inverosimile, e il larghissima maggioranza del tutto assenti. Malgrado il fatto che diversi intellettuali e alcuni giornalisti, oltre a sparuti e poco influenti mezzi autonomi di informazione, abbiano tentato di far entrare il tutto nell’agenda setting dei media a più larga diffusione, e malgrado una notevole presenza soprattutto in alcuni gruppi ben specifici di persone sui social media, sul TTIP, almeno in Italia, vige un silenzio quasi assoluto. Il tema, a livello di opinione pubblica diffusa, molto semplicemente non esiste. Non è un caso.

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mercoledì
ott142015

Tpp: le mani Usa sul Pacifico e sul mondo

da Economyincrisis.orgIn conseguenza dell'accordo di libero scambio del Pacifico (Tpp), firmato la scorsa settimana dai dodici ministri del Commercio dei Paesi interessati, dopo dieci anni di discussioni, è stato compiuto un ulteriore passo vero il libero mercato mondiale. Al Tpp dovrebbe seguire infatti in tempi brevi l'analogo accordo (Ttip) per l'area dell'Atlantico, attualmente in trattativa tra Nord America ed Unione europea. 

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martedì
giu162015

Ci vediamo ad Arma di Taggia

Clicca sul titolo per luogo, info, orari e ospiti

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lunedì
giu152015

Ma l'M5S "ci è o ci fa"?

Una domanda interessante da parte di un nostro lettore. Pone un interrogativo (irrisolto) che ci poniamo da tempo. E che consente qualche riflessione di carattere generale e di interesse collettivo.

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giovedì
giu112015

Il Bilderberg non si nasconde più

Il Gruppo Bilderberg, che si riunisce in questi giorni vicino a Innsbruck, si pone l'obiettivo, come recita il suo statuto, di promuovere il dialogo tra l'Europa e il Nord America, gli Stati Uniti più il Canada. Per tale motivo, al centro delle discussioni tra i gentili ospiti ci sarà il Ttip, l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Usa, sul quale si sta trattando e che, negli auspici dei suoi sostenitori, dovrebbe essere ratificato entro la fine dell'anno. 

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martedì
giu092015

Le multinazionali vogliono il TTIP, il mercato unico atlantico

Barack Obama, da bravo fiduciario di Wall Street, ha salvato le banche statunitensi finite nell'anticamera del fallimento a causa delle proprie speculazioni andate a male. È fisiologico che ora voglia offrire una sponda alle imprese nazionali creando un unico grande mercato transatlantico fra gli Stati Uniti e l'Unione Europea. Un mercato sul quale, senza il peso di dazi doganali, e senza l'ostacolo di regolamenti tecnici e di norme sanitarie differenti, circoleranno tranquillamente materie prime, merci, prodotti finiti e capitali.

Ovviamente tra i settori che dovrebbero essere liberalizzati c'è quello dei prodotti agricoli ed alimentari, sul quale da tempo sono apparse come attrici diverse aziende chimiche americane e tedesche. Una svolta che, se venisse attuata, comporterebbe effetti devastanti per l'Italia che, nel settore agricolo e nei suoi derivati, vanta la più vasta e differenziata offerta di prodotti, noti per la propria qualità e per questo imitati ovunque. Il famigerato Parmesan ha fatto scuola.

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mercoledì
dic242014

Chi ha paura di Syriza? (E del Ttip?)

Siamo stati informati dei motivi per i quali l’Europa intera dovrebbe provare brividi di terrore all’idea di ciò che sta per verificarsi in Grecia.

La Costituzione di quel Paese impone che il Presidente della Repubblica sia eletto dal Parlamento, come da noi del resto. Tuttavia in Grecia l’elezione deve avvenire con la maggioranza dei due terzi ed entro tre scrutinii.

La Costituzione, rigida su questo punto, decreta che se entro tre votazioni non si arriva al quorum previsto, il Parlamento viene automaticamente sciolto e si indicono nuove elezioni.

Ebbene, il Presidente dovrebbe essere eletto i prossimi giorni e secondo i calcoli mancherebbero una ventina di voti per raggiungere il quorum previsto dalla Costituzione.

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martedì
ott212014

TTIP: il super Trattato super dannoso

TTIP: Transatlantic Trade and Investment Partneriship. Fino a qualche giorno fa, con la scusa implicita che se ne stanno ancora definendo i termini esatti, se ne è parlato troppo poco, in modo che la stragrande maggioranza dei cittadini ne restasse all’oscuro. E solo ultimamente, a causa dell’esigenza di accelerare i tempi e giungere all’accordo definitivo tra USA e UE, la questione è parzialmente uscita dall’ombra ricevendo un po’ di attenzione mediatica in più.

Anche se poi, come al solito, la qualità di questa attenzione lascia spesso a desiderare, privilegiando le dichiarazioni entusiastiche di Renzi, che si è proclamato «un convinto sostenitore» del Trattato, rispetto alle enormi insidie che vi sono contenute. Ancora più che in altre occasioni, infatti, il TTIP costituisce un attacco brutale e strategico alla sovranità nazionale e al concetto stesso di democrazia come difesa degli interessi generali del popolo contro gli abusi di qualsivoglia oligarchia, subordinando ogni futura decisione da parte dei governi agli interessi degli investitori. In pratica, ma anche sul piano giuridico, l’annichilimento della politica a tutto vantaggio dell’economia. Anzi del liberismo. Anzi dell’iper liberismo modellato sulle convenienze delle multinazionali che mirano solo al massimo profitto e che, perciò, pretendono di godere di una libertà d’azione tendenzialmente illimitata.

La norma-capestro è la seguente, e tanto per sgombrare il campo da qualsiasi eventuale sospetto di riportarla in maniera poco obiettiva ne citiamo la sintesi formulata nel marzo scorso da Aspenia on line, ossia dalla versione web della rivista edita dall’Aspen Institute: «La clausola di protezione degli investimenti (investor-state dispute settlement, ISDS), permetterà agli investitori privati di citare in giudizio i governi nazionali presso una corte d’arbitrato, nel caso in cui gli investitori ritengano che nuove leggi locali minaccino i loro investimenti».

L’idea è già assurda di per sé, visto che si basa sul presupposto che le normative non debbano mai contrastare gli interessi delle imprese (quando invece è sacrosanto l’esatto contrario: gli interessi delle imprese, e a maggior ragione delle multinazionali, non devono mai ostacolare la tutela legislativa del bene comune), ma ad accrescerne la pericolosità c’è la natura delle “corti d’arbitrato” che dovrebbero pronunciarsi sulle controversie. Come ha ben spiegato Report nell’ultima puntata, incentrata appunto sul TTIP e intitolata Il segreto sul piatto, tali organismi sono di carattere privato e non prevedono come motivo di incompatibilità dei “giudici” il fatto che essi abbiano lavorato alle dipendenze delle stesse aziende, o di altre appartenenti al medesimo fronte del turbo capitalismo, che intentano causa agli Stati. Tuttavia, la Commissione UE minimizza e sostiene che «l’esistenza di una tutela degli investimenti e di disposizioni ISDS non impedisce in sé che i governi adottino leggi particolari né impongono l’abrogazione di determinate leggi. Al massimo, può portare al pagamento di un risarcimento».

Ma il punto è l’entità di questo risarcimento. Laddove il suo ammontare fosse particolarmente cospicuo – e l’ipotesi è tutt’altro che peregrina, basti pensare soltanto agli immani fatturati di un settore come l’alimentare, in cui l’approccio europeo è di gran lunga più restrittivo rispetto a quello che domina negli USA – esso diventerebbe un autentico spauracchio, specialmente in presenza di conti pubblici già gravati da debiti immensi e di economie in stagnazione, o peggio. Del resto, proprio la crisi in corso, che essendo strutturale sta cambiando in via definitiva le società occidentali, viene strumentalizzata per accreditare il TTIP come una potentissima occasione di rilancio della produzione e delle esportazioni.

Renzi dixit: «La globalizzazione non è un male per l'Italia, ma è una straordinaria opportunità».

Bisognerebbe rispondergli con una sollevazione popolare. E la lotta contro questa spaventosa “partnership” di matrice statunitense, che per ora è osteggiata principalmente dall’iniziativa Stop TTIP Italia, dovrebbe diventarne un cardine.

Federico Zamboni